Oppenheimer di Nolan e la nascita dello Stato di Sicurezza Nazionale.

Oppenheimer di Nolan e la nascita dello Stato di Sicurezza Nazionale.

Il film Oppenheimer (2023), diretto da Christopher Nolan, opera una radicale decostruzione del genere biografico per trasformarsi in un thriller burocratico e di intelligence. La narrazione abbandona la linearità cronologica per strutturarsi su due vettori concettuali e visivi speculari:

La Fissione (a colori) propone la prospettiva soggettiva di J. Robert Oppenheimer (interpretato da Cillian Murphy). Racconta la nascita del Progetto Manhattan, il test Trinity (16 luglio 1945) — rappresentato da Nolan con una scelta registica degna di quella di David Lynch in Twin Peaks The Return, in cui il silenzio assoluto precede l’onda d’urto per enfatizzare la drammaticità del momento — e culmina nell’asfittica stanza dell’udienza per la sicurezza nazionale del 1954.

La Fusione (In bianco e nero): la prospettiva oggettiva e politica. Segue l’udienza al Senato del 1959 di Lewis Strauss (Robert Downey Jr.), ex presidente della Commissione per l’energia atomica (AEC), svelando la rete di potere ordita per distruggere lo scienziato.

Il film non parla (non parla solo) di fisica: descrive il momento esatto in cui lo Stato americano si è strutturato come un’immensa teocrazia della sicurezza nazionale, dove l’intelligence interna viene usata come arma di decapitazione politica del dissenso.

Un breve passaggio riguarda anche Albert Einstein. Nel 1939 fu lui, insieme al fisico ungherese Leó Szilárd, a firmare la celebre lettera indirizzata a Franklin D. Roosevelt che segnalava la possibilità che la Germania nazista stesse lavorando alla costruzione di una bomba basata sulla fissione dell’uranio. Einstein non partecipò al Manhattan Project: le sue simpatie politiche e i suoi rapporti con ambienti pacifisti e di sinistra lo rendevano infatti una figura considerata poco compatibile con i criteri di sicurezza del progetto. La sua vicenda contiene già, in nuce, il paradosso che avrebbe segnato quella di Oppenheimer: essere indispensabile alla storia della scienza non significa essere considerato affidabile dall’apparato di sicurezza.

Nel cuore della pellicola, una singola scena di pochi minuti introduce una delle figure più spietate e reali del controspionaggio bellico: il colonnello Boris Pash, interpretato da un gelido Casey Affleck. Nolan restituisce con precisione la minaccia psicologica rappresentata da Pash. Nella realtà storica, Boris Pashkovsky era un ufficiale del CIC (Counter Intelligence Corps) dell’esercito. Anticomunista viscerale — aveva combattuto in gioventù contro i bolscevichi nella guerra civile russa — Pash apparteneva a una cultura del controspionaggio nella quale i legami politici, le simpatie ideologiche e le relazioni personali potevano costituire, di per sé, indicatori di rischio.

Il CIC operava sotto la logica dell’emergenza bellica assoluta. Nella scena dell’interrogatorio, Oppenheimer si trova di fronte a un uomo che non cerca la verità accademica, ma l’eliminazione della minaccia con metodi da tempo di guerra. Pash propose seriamente di prelevare Oppenheimer, isolarlo su una nave o interrogarlo in modo coercitivo prima che Groves lo blindasse a Los Alamos. La sua presenza nel film serve a ricordare che la sicurezza del Progetto Manhattan non era gestita da burocrati in giacca e cravatta, ma da specialisti del controspionaggio pronti a tutto per neutralizzare infiltrazioni ideologiche.

Mentre il CIC di Pash e l‘FBI di J. Edgar Hoover si concentravano in modo ossessivo sulle passate simpatie di sinistra e sulle vulnerabilità emotive di Oppenheimer (pedinandolo persino nei suoi incontri privati con l’amante Jean Tatlock), il sistema di sicurezza falliva clamorosamente sul fronte più critico. È il grande paradosso dell’intelligence evidenziato dal film: l’infiltrazione di Klaus Fuchs.

Ma Fuchs non era un caso isolato. Il Manhattan Project fu penetrato dalla rete sovietica attraverso più canali: oltre a Fuchs, il Dipartimento dell’Energia ricorda tra gli altri David Greenglass e Julius Rosenberg. Il problema della sicurezza non consisteva dunque soltanto nell’individuare una singola talpa, ma nel proteggere un progetto nel quale migliaia di persone dovevano necessariamente entrare in contatto con informazioni di valore strategico.

Interpretato da Christopher Denham, Fuchs compare sullo sfondo di Los Alamos come un metodico e silenzioso fisico tedesco naturalizzato britannico. Il generale Leslie Groves (Matt Damon) aveva imposto una rigida politica di compartimentazione (need-to-know): gli scienziati dovevano operare in compartimenti stagni per evitare fughe di notizie globali.

Il fallimento del controspionaggio fu duplice:

  1. L’inefficacia strutturale: La compartimentazione isolava gli scienziati onesti, ma non fermò chi era già inserito nei gangli vitali del progetto. Fuchs, calmo e insospettabile, riuscì a trasmettere all’Unione Sovietica informazioni fondamentali sul progetto della bomba al plutonio, compreso il meccanismo d’implosione di Fat Man.
  2. Il punto cieco ideologico: L’ossessione ideologica del Deep State creò un punto cieco. Il sistema cercava il tradimento nelle dichiarazioni politiche aperte e nelle crisi di coscienza di Oppenheimer, lasciando campo libero a professionisti dello spionaggio ideologico e silenzioso che non lasciavano tracce nei radar del maccartismo.

L’indagine a porte chiuse del 1954 per la revoca del nulla osta di sicurezza di Oppenheimer fu formalmente un procedimento sulla sua idoneità a custodire informazioni classificate, ma si trasformò in uno scontro politico e istituzionale nel quale le informazioni riservate vennero utilizzate in modo fortemente asimmetrico.

L’FBI sottopose Oppenheimer a una sorveglianza capillare: intercettazioni telefoniche, pedinamenti e raccolta sistematica di informazioni. Le intercettazioni furono utilizzate anche per seguire le mosse dello scienziato e dei suoi avvocati durante il procedimento. I dossier accumulati in undici anni di sorveglianza non servirono a dimostrare una colpevolezza penale (Il Personnel Security Board non trovò prove di slealtà nei suoi confronti, ma concluse comunque che il suo nulla osta non dovesse essere ripristinato), ma a distruggerne la reputazione pubblica e l’autorità morale. Il messaggio che emerge dal procedimento è più inquietante proprio perché non ha bisogno di teorie cospirative: l’apparato di sicurezza nazionale poteva considerare indispensabile uno scienziato durante la guerra e, pochi anni dopo, considerarlo un rischio non più compatibile con le proprie esigenze.

Tra le testimonianze più importanti dell’udienza ci fu quella di Edward Teller. Il fisico, che aveva lavorato con Oppenheimer a Los Alamos e che da tempo sosteneva con maggiore convinzione lo sviluppo della bomba all’idrogeno, non accusò Oppenheimer di essere un agente sovietico. La sua posizione fu più sottile e, proprio per questo, più devastante: dichiarò di avere meno fiducia nella prudenza e nel giudizio di Oppenheimer di quanta ne avesse in molti altri colleghi. La testimonianza contribuì a spostare il procedimento dal terreno della lealtà a quello, molto più sfuggente, della fiducia istituzionale.

Se Oppenheimer rappresenta l’anima teorica del progetto, il generale Leslie Groves (interpretato da Matt Damon) ne incarna la spietata efficacia operativa. Ingegnere militare reduce dalla supervisione edilizia del Pentagono, Groves viene inserito nella pellicola come il perfetto contrappeso burocratico alla comunità scientifica. Per l’analisi del nostro dossier, la sua figura è cruciale per comprendere la dinamica di cooptazione e successivo scarico che lo Stato operò sui suoi asset intellettuali.

Groves compie un calcolo d’intelligence cinico fin dal reclutamento del 1942. Consapevole dei dossier dell’FBI sulle simpatie di sinistra dello scienziato, decide deliberatamente di ignorarli e di “blindare” Oppenheimer dalle grinfie del controspionaggio. Il generale intuisce che l’ambizione smisurata e il desiderio di rivalsa accademica del fisico sono leve di controllo molto più potenti di qualsiasi ideologia politica. Groves trasforma la vulnerabilità politica di Oppenheimer in una garanzia di sottomissione: lo scienziato sa di dover produrre risultati eccezionali per mantenere la protezione militare.

Tuttavia, il film mostra in modo lucido il limite di questo patto faustiano nel passaggio dal tempo di guerra alla pace maccartista. Chiamato a deporre nell’udienza del 1954, Groves non agisce per rancore personale (come Lewis Strauss), ma per pura autodifesa istituzionale. Di fronte alle domande incalzanti del procuratore Roger Robb, l’ufficiale antepone la tutela dell’apparato alla lealtà verso il singolo. Affermando che, in base ai rigidi parametri di sicurezza vigenti, non avrebbe rinnovato il nulla osta a Oppenheimer, Groves sancisce la fine dell’utilità strategica dello scienziato. La parabola del generale dimostra come, nella logica del Deep State, gli individui — per quanto geniali o determinanti — rimangano strumenti, sacrificabili non appena le loro riserve morali entrano in rotta di collisione con le necessità geopolitiche dello Stato.

Ma la storia non finisce con la caduta di Oppenheimer. Nel 1959 il protagonista dell’altra linea narrativa del film, Lewis Strauss, si trovò a sua volta davanti a un procedimento pubblico: la sua nomina a Secretary of Commerce venne sottoposta al voto del Senato e respinta. La parabola si era rovesciata. L’uomo che aveva contribuito a trasformare il caso Oppenheimer in una questione di sicurezza nazionale vedeva ora la propria carriera politica infrangersi contro il voto del Congresso.

Nolan costruisce così un circuito chiuso: Oppenheimer perde il proprio accesso al potere perché l’apparato non si fida più di lui; Strauss perde il proprio futuro politico perché una parte di quel mondo scientifico e politico non si fida più di lui.

Nel mezzo rimane una domanda che riguarda molto più della storia di un fisico: quanto può essere affidabile un sistema di sicurezza che decide chi è affidabile?