Libri che non sapevamo di voler leggere

Ricevo molti messaggi in questi primi giorni dall’uscita di Breve storia della letteratura weird e con mia sorpresa quello che ricorre con maggior frequenza somiglia a: “Non sapevo esistesse una letteratura weird”, anche nella variante “Conoscevo Poe, Lovecraft, Borges, Buzzati, Twin Peaks… ma non avevo mai pensato che ci fosse un filo capace di unirli.”

La cosa mi dà una certa soddisfazione. Per me i libri migliori non sono quelli che confermano ciò che sappiamo ma quelli che, come una tazza di buon caffè in una cittadina di provincia, ci fanno intuire che dietro l’ordinario possono nascondersi nuovi mondi. Quelli che ci aiutano a dare un nome a qualcosa che magari avevamo intuito (o quasi intuito) esistere, ma che non aveva ancora una forma precisa nella nostra biblioteca mentale.

La riflessione si sposta di necessità su cosa significa essere editori oggi. Negli ultimi anni il mondo del libro è cambiato profondamente. I margini economici si sono ridotti, le librerie si sostengono coraggiosamente ma non senza fatica, i tempi di permanenza dei libri sugli scaffali sono sempre più brevi e la pressione del mercato è diventata enorme.

È comprensibile che un editore debba fare i conti con la sostenibilità economica delle proprie scelte. Il problema nasce quando questa esigenza diventa l’unico criterio. Quando il catalogo smette di essere un progetto culturale e diventa semplicemente la caccia a ciò che si presume farà maggiore incasso.

Da sempre il libro è uno strumento di crescita individuale e, proprio per questo, sociale. Ha (aveva?) la missione di accompagnare i lettori verso territori inesplorati, facendo conoscere nuovi autori, introducendo temi inediti e creando curiosità prima ancora che domanda. Ha fatto crescere, ha educato, ha formato, ha creato sogni, e nuove donne e nuovi uomini.

Oggi, troppo spesso, il processo sembra essere invertito. In editoria, come in molti altri settori, si cerca ciò che è già di tendenza e lo si alimenta, assecondando il sentimento dominante, con prodotti pensati per soddisfarlo.
Facile, comodo e conveniente.
Ma il libro così perde la sua funzione.

Fortunatamente, in tanti resistono e in controtendenza offrono percorsi alternativi e strade meno battute.
Per esempio (un esempio non casuale, non unico ma raro) basta sfogliare la collana Parva di Graphe.it per accorgersi che non si rincorre il trend del momento. Al suo interno convivono filosofia, storia, letteratura, arte, cinema, musica, religioni, scienza, antropologia, simbolismo, cultura popolare. Argomenti molto diversi ma accomunati da un’idea precisa: ogni tema merita di essere affrontato con rigore e attenzione, con intensità e profondità diverse a seconda dell’argomento, ma senza mai rinunciare alla qualità del lavoro editoriale.

È un approccio che sento molto vicino, perché noi lettori meritiamo fiducia. Sempre più spesso si parla di noi quasi esclusivamente come consumatori… di storie, di novità, di contenuti. È un linguaggio che appartiene al mercato e che, inevitabilmente, finisce per modificare anche il modo in cui vengono pensati i libri.
Ma un lettore non è soltanto qualcuno che acquista un volume. È una persona che dedica ore della propria vita a un autore. Che investe attenzione, immaginazione, spirito critico. Che è disposto a cambiare idea, a mettere in discussione ciò che crede di sapere, a uscire da una lettura con qualche domanda in più rispetto a quelle con cui era entrato.

Merita rispetto. E merita anche di continuare a sorprendersi davanti a una lettura.

Forse è proprio questo che mi stanno dicendo, senza saperlo, le tante persone che in questi giorni mi scrivono: “Non conoscevo il weird.” Non è la dichiarazione di un limite, ma la fortunata constatazione che esistono ancora territori da esplorare. Anche quelli del perturbante, che naturalmente vi invito a percorrere.

Non credo che il futuro dell’editoria passi dalla contrapposizione tra libri “che vendono” e libri “che fanno cultura”. Credo, invece, che appartenga agli editori capaci di fare entrambe le cose: costruire cataloghi riconoscibili, rispettare l’intelligenza dei lettori e continuare, ostinatamente, a pubblicare libri che nessuno aveva ancora pensato di cercare.

È un rischio. Ma è anche quello che lo rende una missione.

“Breve storia della letteratura weird” Collana PARVA Graphe.it edizioni