Hormuz, Bab el-Mandeb, Suez, Gibilterra
A Gibilterra, poco più di quattordici chilometri, nel punto più stretto, separano Europa e Africa e mettono in comunicazione Mediterraneo e Atlantico. La geografia, si sa, è questione di confini.
Il 30 luglio migliaia di persone hanno attraversato il confine verso Ceuta, alcune via mare e altre attraverso i varchi terrestri. Le stime iniziali hanno parlato di 2.000-3.000 attraversamenti in una sola giornata; almeno nove corpi sono recuperati quel giorno, parte di un bilancio di vittime che non sarà mai definito con precisione, come in tutti i casi analoghi.
Ceuta non si trova sullo Stretto di Gibilterra propriamente detto, piuttosto sulla sua soglia orientale, sulla costa africana, e la sua posizione rende evidente una caratteristica comune a tutti i grandi passaggi marittimi: quando la geografia concentra i movimenti in pochi passaggi obbligati, anche il controllo di pochi chilometri può assumere un’importanza strategica enorme.
I colli di bottiglia del mondo
In geopolitica esiste un termine preciso per descrivere questi luoghi: chokepoint, punto di strozzatura.
Sono passaggi nei quali una parte significativa del traffico marittimo mondiale è costretta a concentrarsi. Non devono necessariamente essere chiusi perché diventino strategicamente importanti. È sufficiente che la loro sicurezza venga messa in dubbio.
Per evitare uno stretto una nave può cambiare rotta. Ma cambiare rotta significa spesso aumentare distanza, tempi, carburante, assicurazioni e costi. Se lo stretto è anche il passaggio obbligato per una risorsa energetica, le conseguenze possono propagarsi molto oltre il mare nel quale si trova.
È per questo che quattro luoghi apparentemente lontanissimi fra loro — Gibilterra, Suez, Bab el-Mandeb e Hormuz — appartengono alla stessa storia.
Gibilterra: la porta del Mediterraneo

Gibilterra è il punto in cui il Mediterraneo incontra l’Atlantico. A nord c’è la Spagna; a sud il Marocco. Nel mezzo passa una delle principali rotte marittime del pianeta. Ma Gibilterra è anche un problema politico irrisolto da secoli: il territorio è britannico dal 1713; la Spagna continua a rivendicarne la sovranità.
Nel luglio 2026, il rapporto fra Gibilterra, Spagna, Regno Unito e Unione europea è entrato in una nuova fase: il 14 luglio è stato firmato l’accordo che disciplina il futuro rapporto di Gibilterra con l’Unione europea dopo la Brexit; la sua applicazione provvisoria è iniziata il 15 luglio. Il nuovo regime prevede, tra le altre cose, la rimozione delle barriere fisiche alla frontiera terrestre tra Gibilterra e Spagna e un nuovo sistema di mobilità e controllo. La questione della sovranità, però, non è stata risolta: la Spagna ha mantenuto formalmente la propria rivendicazione e il Regno Unito la propria posizione.
La stessa area concentra quindi tre dimensioni diverse: una delle più importanti rotte marittime del mondo, una frontiera europea e una disputa territoriale che risale a più di tre secoli fa.
E poche decine di chilometri più a est, sull’altra sponda del Mediterraneo occidentale, Ceuta ricorda quanto rapidamente una frontiera possa trasformarsi in una crisi.
Suez: quando lo stretto è artificiale
Il Canale di Suez è diverso dagli altri tre.

Non è uno stretto naturale, ma svolge una funzione analoga: concentra una parte enorme del traffico tra due grandi bacini marittimi.
La sua importanza deriva dalla possibilità di collegare Mediterraneo e Mar Rosso senza circumnavigare l’Africa. Per le navi che viaggiano tra Asia ed Europa, questa differenza significa migliaia di chilometri.
Quando Suez si interrompe, la geografia torna a presentare il suo conto.
La crisi del Mar Rosso, scatenata dagli attacchi degli Houthi alle navi commerciali, lo ha dimostrato chiaramente: è bastato minacciare il tratto meridionale della rotta per spingere molte compagnie a evitare Suez e a circumnavigare l’Africa.
Ed è qui che Suez si collega al passaggio successivo.
Bab el-Mandeb: la porta del Mar Rosso

All’estremità meridionale del Mar Rosso si trova lo Stretto di Bab el-Mandeb. È il collegamento tra Mar Rosso e Golfo di Aden e, di conseguenza, il passaggio meridionale verso Suez.
La sua importanza è indiretta ma decisiva: chi mette in discussione Bab el-Mandeb mette in discussione anche la sicurezza della rotta di Suez. È quello che la crisi del Mar Rosso ha reso evidente negli ultimi anni. Le navi che non considerano sicuro il passaggio possono scegliere di percorrere una rotta molto più lunga attorno al Capo di Buona Speranza. La conseguenza non è soltanto militare. Cambiano i tempi di consegna, i costi di trasporto e i premi assicurativi.
Lo stretto diventa così una leva che non deve essere necessariamente occupata per produrre effetti a migliaia di chilometri di distanza.
Hormuz: l’energia
Se Gibilterra controlla una porta del Mediterraneo e Bab el-Mandeb una porta del Mar Rosso, Hormuz controlla uno dei principali accessi energetici del pianeta.
Lo Stretto di Hormuz separa Iran e Oman e collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e quindi all’Oceano Indiano. Nel primo semestre del 2025 vi transitavano in media 20,9 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa un quinto del consumo mondiale di liquidi petroliferi e a circa un quarto del commercio marittimo mondiale di petrolio.
La sua caratteristica fondamentale è proprio questa: esistono alcune alternative terrestri, ma nessuna è in grado di sostituire integralmente il volume che normalmente attraversa lo stretto.
Hormuz dimostra quindi una cosa che vale anche per gli altri chokepoint: quanto è difficile sostituire quella rotta?

La geografia come arma
Gibilterra, Suez, Bab el-Mandeb e Hormuz sono molto diversi tra loro. Uno è una porta naturale tra due mari, uno è un canale costruito dall’uomo, uno è attraversato da una crisi militare regionale, uno concentra una parte fondamentale dei flussi energetici mondiali. Ma hanno in comune un limite geografico: le navi possono cambiare rotta, ma non possono cambiare il mondo nel quale navigano.
Per questo gli stretti sono diventati una delle forme più antiche e persistenti del potere geopolitico. Controllarli significa controllare un passaggio. Minacciarli significa poter aumentare il costo del passaggio. Renderli insicuri può essere sufficiente a modificare le rotte commerciali.
Dalle tragedie umane sulle coste di Ceuta ai flussi energetici che transitano da Hormuz, la storia continua a ripetersi negli stessi identici imbuti geografici. Gli stretti rimangono i termometri più sensibili delle crisi internazionali. Ieri come oggi, chi controlla queste manciate di chilometri di mare, controlla il respiro del mondo.