Guardare Welcome to Derry (una produzione HBO prima visione per gli Stati Uniti 26.10.2025 per l’Italia su Sky Atlantic dal 27.10.2025 al 15.12.2025) è stata un’esperienza strana. Mi trovavo davanti a personaggi che Stephen King non ha mai raccontato, a vicende che non facevano parte del romanzo e a una mitologia che si allontanava progressivamente dal materiale originale. La sensazione era quella di un’intrusione, come se qualcuno avesse deciso di aggiungere stanze a una casa che conoscevo già molto bene, e la visione è stata condizionata da questa diffidenza iniziale.
Anche l’espansione della mitologia legata alle popolazioni native mi ha lasciato perplessa. In particolare la storia dei pilastri rituali costruiti con frammenti della stella caduta dal cielo per rinchiudere Pennywise entro i confini di Derry. Un’aggiunta che appartiene a Andy Muschietti più che a Stephen King.

Eppure, passata la resistenza iniziale, mi sono resa conto che il cuore della storia era rimasto intatto. Perché il vero tema di IT non è mai stato Pennywise, e nemmeno l’orrore, come molti ancora credono. Il tema di IT è l’amicizia. L’idea che un gruppo di ragazzini – nemmeno i più svegli o i più popolari a scuola – possa affrontare qualcosa di immensamente antico e spaventoso semplicemente restando unito.
È il motivo per cui continuiamo a ricordare il Club dei Perdenti molto più delle apparizioni del cosiddetto clown, ed è anche il motivo per cui Derry continua a esercitare il suo fascino.
Il debito di Derry con la Dunwich ideata da H.P. Lovecraft è evidente. In entrambi, le campagne sono luoghi poco rassicuranti e le famiglie condividono segreti antichi e inconfessabili. Entrambi, sono luoghi in cui il confine tra il mondo ordinario e un altrove oscuro e terrificante si è assottigliato fino quasi a scomparire. La lettura è permeata dalla sensazione che qualcosa di innominabile si sia insinuato tra le pieghe del paesaggio, e in un’epoca molto precedente all’arrivo dei protagonisti.
Ma Lovecraft guarda il problema da una prospettiva cosmica. Le sue creature non odiano gli esseri umani: semplicemente li ignorano. L’orrore nasce dalla consapevolezza di essere irrilevanti in un universo popolato da forze incomprensibili e indifferenti. Stephen King prende quell’orrore cosmico e lo porta nel cuore della provincia americana. Lo fa entrare nelle scuole, nei cortili, nelle biblioteche e nelle fogne.
Derry è una comunità che ha imparato a lasciarsi contaminare dal male nel corso dei secoli. Pennywise appare ogni ventisette anni. Derry invece assorbe le tragedie, dimentica i morti, rimuove l’orrore e continua a funzionare come se niente fosse accaduto. È un organismo vivente, proprio come Dunwich, in cui più che il mostro, a creare paura sono i luoghi che hanno permesso al male di prosperare.
P.S.: la sigla iniziale è decisamente la cosa più geniale di tutta la serie.
02.02.26