Quando ho scoperto il Weird

Avrò avuto forse dieci anni quando la Biblioteca Comunale è stata trasferita temporaneamente e solo l’attraversamento pedonale di una via mi separava da un’enorme quantità di libri (per chi conosce Iglesias, parlo dei locali dell’attuale centro culturale, al primo piano).
I miei genitori non mi davano il permesso di scendere a giocare in strada, né di allontanarmi dal giardino, ma per lasciarmi andare in biblioteca, fortunatamente, non fecero mai storie e credo che questo abbia contribuito a darle l’alone di qualcosa di magico. Pensare a volte quanto è facile scrivere il destino di una persona.

Un’altra magia è stato scoprire che oltre che portare a casa quanti libri volessi, potevo anche rimanere a leggerli lì. In solitudine quasi totale, nel silenzio completo. In luogo pensato per fare soltanto una cosa: leggere.
Ho cominciato con i Gialli Mondadori e continuato tutti gli Urania che ci fossero sugli scaffali, e così ho cominciato a formare i miei gusti, o – più probabilmente – ho cominciato a riconoscerli. Mi piacevano le storie in cui qualcosa non tornava e quelle  che mi facevano immaginare altri mondi.

Nell’estate dei miei 12 anni (1986) è arrivato Stephen King, con “Christine la Macchina Infernale”. Un romanzo vero, complesso, con horror e sangue e sesso (!) che oggi forse non indicherei come lettura consigliata a un dodicenne, ma poi chissà perché considerato io l’ho letto a dodici anni, e soprattutto che non so assolutamente cosa passi oggi per la testa di un dodicenne.

L’ultimo passaggio, quello definitivo, è stato il gennaio del 1991. Prima messa in onda di Twin Peaks sul cosiddetto piccolo schermo (produzione ABC prima messa in onda USA 08.04.1990 – per l’Italia, Canale 5 09.01.1991).
Una folgorazione.

Perché in Twin Peaks non c’era soltanto un mistero da risolvere, seppur molto intrigante. C’erano due registi (David Lynch e Mark Frost) che dichiaravano al mondo che la realtà può nascondere qualcosa di indefinito, inquietante e insieme irresistibile. Quindi non ero l’unica a pensarlo!!!

Avevo già avuto un assaggio di questa sensazione con qualche episodio di Doctor Who (mi riferisco alla dodicesima serie della produzione, la prima trasmessa in Italia, con Tom Baker nei panni del Quarto Dottore) e con una puntata di Ralph SuperMaxiEroe che credo si chiamasse “Ralph e la Quarta dimensione”. Ma Twin Peaks si portava enormemente avanti, e per me fu una sorta di autorizzazione a credere che ci sia molto altro da scoprire oltre il primo livello di percezione, quello ordinario.
Alla vita dei personaggi di una cittadina dello Stato di Washington, quasi al confine col Canada, si intrecciavano elementi e forze provenienti da altre realtà (parallele? Superiori? Infere?) giunti per via di un canale che si era aperto proprio lì, chissà quando e perché. (Come succede a Derry, o a Hawkins, o a Winden, vedi altro in questa pagina).

Da allora ho continuato a cercare quella sensazione nei libri, nei film e nelle serie televisive. L’ho ritrovata in autori molto diversi tra loro, in romanzi che sfuggivano alle definizioni e in storie che lasciavano domande aperte invece di offrire risposte definitive, ma ancora non sapevo che esistesse una parola per definire tutto questo.

Questo è il WEIRD. Più che un sottogenere (che orribile parola) letterario, un modo di guardare al mondo. L’idea che la realtà sia più complessa di quanto appaia e che, ogni tanto, tra le sue crepe, si possa intravedere qualcosa di inatteso.

06.06.2026