Geopolitica umana, di Dario Fabbri

C’è un Fabbri che non è Paolo. Anzi, a pensarci bene, forse è proprio perché esiste Paolo Fabbri che questo libro doveva necessariamente finire nel Dossier Corvo. Sto parlando di Geopolitica umana di Dario Fabbri, pubblicato da Gribaudo nel 2023, uno dei libri che hanno accompagnato la scrittura de I giorni del Corvo. E qui la coincidenza del cognome diventa quasi un gioco letterario.

Dario Fabbri non è Paolo Fabbri.

Ma se avete letto I giorni del Corvo, sapete che Paolo non è semplicemente un personaggio che si muove dentro una storia di intrighi internazionali. È un uomo che conosce i meccanismi del potere, che osserva i rapporti fra gli Stati e soprattutto che sa quanto siano importanti, dietro quei rapporti, le persone che quegli Stati compongono. Ed è proprio questo uno degli aspetti di Geopolitica umana che mi ha interessato maggiormente.

La geopolitica non è soltanto una questione di Stati

Siamo abituati a sentire raccontare la Storia attraverso i suoi protagonisti più visibili: presidenti, sovrani, generali, primi ministri. I leader diventano spesso il volto attraverso cui interpretiamo un’intera epoca: studiamo le loro decisioni, le loro parole, le loro ambizioni e perfino il loro carattere, cercando nelle caratteristiche di un singolo individuo la spiegazione di ciò che accade a milioni di persone. Fabbri invece ci propone di cambiare prospettiva. La sua geopolitica umana sposta l’attenzione dagli individui alle collettività: popoli, comunità, società, aggregazioni umane che vivono in un determinato spazio e dentro una determinata storia. Non significa che i leader non contino, ma ci invita a domandarci da dove arrivino le condizioni che rendono possibile il loro potere.

Secondo Fabbri, i leader sono, in questo senso, “riduttori di complessità”: figure intorno alle quali una collettività può riconoscersi e attraverso le quali la realtà diventa più leggibile, ma che non necessariamente determinano da sole la traiettoria storica di un popolo. È una prospettiva che trovo particolarmente interessante perché costringe a spostare lo sguardo.

Dietro ogni presidente c’è un Paese. Dietro ogni esercito c’è una società disposta — oppure no — a sostenere una guerra. Dietro ogni strategia ci sono persone con una storia, una lingua, una memoria collettiva, delle paure e delle ambizioni. E dietro ogni potenza ci sono milioni di individui.

La parte umana della geopolitica

La geopolitica, nella prospettiva di Fabbri, non può essere separata dall’antropologia, dalla psicologia collettiva, dalla demografia, dalla storia e persino dalla linguistica. Il modo in cui una collettività percepisce se stessa e percepisce gli altri diventa parte della sua capacità di agire nello spazio geografico. Una frontiera, per esempio, non è soltanto una linea tracciata su una carta: può essere memoria, cicatrice, risultato di un’invasione, di una conquista, di una migrazione, di una secolare contrapposizione. Così come ina lingua non è soltanto uno strumento attraverso cui comunicare: può conservare le tracce di quei rapporti di forza, delle contaminazioni e dei conflitti che hanno costruito una società.

Questo modo di leggere la geopolitica mi è stato particolarmente utile mentre scrivevo, perchè anche un romanzo geopolitico rischia facilmente di trasformare il mondo in una scacchiera.

La demografia, la storia e la potenza

Uno degli elementi che Fabbri mette al centro della sua analisi è la demografia, ovvero: la capacità di una collettività di sostenere lo sforzo necessario a diventare o rimanere una potenza non dipende soltanto dalle sue risorse economiche o dalla dimensione del territorio. Anche la struttura della popolazione, la sua età media e la disponibilità delle persone a sostenere sacrifici collettivi diventano fattori decisivi.

È una delle idee che attraversano il libro e che contribuiscono a mettere in discussione una concezione della potenza basata esclusivamente su armi, PIL, tecnologia o dimensioni territoriali. Una potenza, in altre parole, non è fondata soltanto sui mezzi materiali o sulla ricchezza o gli strumenti. Ma su ciò che la sua comunità è disposta a fare.

Da questa prospettiva Fabbri introduce anche la distinzione fra potenze “storiche” e “post-storiche”: le prime ancora animate dalla volontà di espandere il proprio peso nel mondo, le seconde maggiormente orientate alla conservazione del benessere raggiunto. È una distinzione volutamente netta, che attraversa buona parte della sua interpretazione delle dinamiche contemporanee.

E Paolo Fabbri?

E qui torniamo al nostro Corvo, e sia chiaro. La coincidenza non è una coincidenza.

Geopolitica umana amplia il discorso complesso che ho potuto solo sfiorare nel romanzo, i cui personaggi vivono dentro sistemi più grandi di loro. Possono comprenderli, sfruttarli, combatterli o tentare di sfuggirgli, ma non devono mai ignorare il fatto che quei sistemi siano costruiti da esseri umani. E così i due libri puntano allo stesso obiettivo: invitare a cambiare punto di osservazione e smettere almeno per un momento, di guardare il mondo dall’alto, come se fosse una mappa del Risijo sulla quale spostare eserciti, confini e alleanze.

Proviamo invece a guardarlo dal basso, con gli occhi delle persone che quella mappa la abitano, e con le loro storie hanno costruito quelle identità nazionali o territoriali. Che portano con sé retaggi molto più antichi dei governi che oggi le rappresentano.

È un modo di leggere la storia che considero prezioso anche per chi non si occupa abitualmente di geopolitica.

E, naturalmente, è un libro che consiglio vivamente a chi vuole capire un po’ meglio il mondo nel quale si muovono il Corvo, Linda De Falco e tutti gli altri.

Con una precisazione finale, doverosa: Dario Fabbri non è Paolo Fabbri.

Ma no, il cognome non è un caso.


DOSSIER CORVO / 003
Fascicolo: I libri del Corvo
Documento: Geopolitica umana. Capire il mondo dalle civiltà antiche alle potenze odierne
Autore: Dario Fabbri
Editore: Gribaudo
Prima pubblicazione: 14 novembre 2023
Temi: geopolitica · popoli · demografia · antropologia · storia · potenza · collettività
Connessione con I giorni del Corvo: la centralità delle collettività umane nell’interpretazione degli equilibri geopolitici e la costruzione del retroterra politico e antropologico del romanzo.